Trump su dazi auto USA
News Motori

USA, Trump: “Dazi sulle auto? Marchi trasferiscano le fabbriche qui”

Chi lo odia e chi lo ama. Donald Trump è una delle figure più divisive in assoluto, anche nel mondo dell’automobilismo. In un’intervista a FOX, il presidente degli Stati Uniti d’America ha proposto una soluzione per venire incontro alle case europee che si lamentano dai dazi imposti dagli USA per l’importazione dei propri veicoli.

IL PIANO DI TRUMP

“Se volete vendere auto agli Americani, allora producetele proprio qui. Nel caso in cui accetti no di trasferire i propri impianti in loco, non avranno più problemi di tassazione. Sono favorevole a fare un passo avanti tagliando i dazi su alcuni prodotti europei, ma non sulle auto: nel vecchio continente ci sono vetture di ottima fattura come BMW e Mercedes e voglio che le costruiscano proprio qui”.

“L’Unione Europea –continua il magnate- ci tratta male quanto la Cina. Negli ultimi sette anni, gli Stati Uniti d’America hanno perso 150 miliardi di dollari per colpa del’UE. Non comprano i nostri prodotti e ci tassano in maniera pazzesca”.
Gettato dunque al vento l’accordo commerciale firmato nei mesi scorsi che sembrava aver allentato le tensioni tra le due parti in causa.

AMERICA, CHI C’E’ GIA’

Gli Stati Uniti non sono comunque territorio sconosciuto per le grandi aziende automobilistiche europee. Proprio BMW e Mercedes, esplicitamente citate da Trump nel suo discorso, hanno già delle sedi al di là dell’oceano.
Più nel dettaglio, la casa bavarese è già presente nel territorio della Carolina del Sud, mentre il brand nativo di Affalterbach possiede addirittura due fabbriche, di cui una nella già citata Carolina e l’altra in Alabama.

Pure Volkswagen è giù una realtà negli USA, ma chi ha ormai colonizzato gli States è il gruppo FCA: la cordata appartenente alla FIAT conta sei stabilimenti di cui gran parte dedicati a Dodge, Jeep e Ram. Inoltre, la Renegade e la 500X, prodotte a Melfi, sono appena sbarcate in quel di Baltimora, pronte ad invadere (pacificamente) il mercato americano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *